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di chi pedala

Com'è Nijmegen, la città di Velocity 2017.

Dove l'utilizzo della bici sta al 60%

Lunedì, 24 Luglio 2017 14:45

 

di Alessandro Di Stefano

 

Non rientra nel Copenhagenize di quest'anno, la classifica della città più bike friendly al mondo. Ma non pensiate che l'olandese Nijmegen sia simile alle nostre, altre assenti confermate dagli indici dei comuni più attenti alla mobilità dolce e ciclistica. Qua, al confine con la Germania, anche Fiab ha preso parte all'ultima conferenza di Velocity, vero e proprio summit globale sui temi legati alla bicicletta.

 

Eletta lo scorso anno come la città olandese più vicina alle esigenze dei ciclisti, Nijmegen mostra cifre significative sugli spostamenti quotidiani in sella: il 60% secondo Citilab. Pedalano insieme a chi cammina o utilizza i mezzi pubblici. Mobilità attiva la chiamano in sede europea, a ECF, abitudini di tutti i giorni che cambierebbero il volto, l'aria e i rumori delle nostre città.

 

«Un automobilista conosce la prospettiva del ciclista, ecco perchè lo rispetta nel traffico». Forse perché anche lui è abituato a pedalare a Nijmegen come in tante altre città olandesi e del nord Europa. Tanti lo hanno testimoniato nel video che pubblichiamo qui sotto. Comune con poco più di 150mila abitanti, Nimega si presenta oggi così soltanto dopo decenni di lavori, investimenti e cambi di mentalità.

 

Come da noi nel secolo scorso, tra i Sessanta e i Settanta, anche Nijmegen era terra di automobili. Poi la città ha pian piano chiuso il centro storico alle macchine, installando ad esempio delle colonnine a scomparsa che si attivano soltanto per i residenti o per chi ha il permesso d'ingresso. Potenziamento della rete ciclabile, non soltanto all'ombra del campanile, ma anche nelle periferie dove il bike to work, secondo gli amministratori, deve essere l'opzione primaria. Piste protette e separate dal traffico, come  la superhighway ciclabile che la collega ad Arnhem, lontana 30 km; attraversamenti ciclabili, zone 30, insomma tutto quel che serve per facilitare e rendere sicuri gli spostamenti in sella.

 

Ne abbiamo discusso in Parlamento di recente, dove ci siamo sentiti dire che «non siamo mica l'Olanda» per poterci permettere investimenti e attenzione alla mobilità ciclistica. Olanda, lo ribadiamo, non si nasce, ma si diventa con fondi e piani a lungo termine. Necessari anni di lavori, proteste, educazione nelle scuole.

 

Di Nimega ci ha infine parlato Michele Mutterle, esponente Fiab, tra i presenti durante Velocity. «Non ne farei una questione di mentalità. Prima di tutto c'è l'organizzazione dello spazio. Perché quando un italiano va in Olanda si ritrova a noleggiare una bici? Forse perché si rende subito conto che gli conviene». Democrazia dello spazio, così la chiamiamo a Fiab. E non c'è ragione per non importarla.

 

Dal sito Fiab: www.fiab-onlus.it